Cristian Pardossi: Fare qualcosa in forme nuove

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fonte: Profilo Facebook di Cristian Pardossi – 14 Giugno 2018


Penso che si debba fare qualcosa. Tutti. 
In forme diverse e nuove. Col coraggio (e un po’ la sconsideratezza) di chi si mette in cammino per un viaggio in gran parte sconosciuto, ma anche con la capacità di ascoltare i segnali e mettersi in discussione ammettendo umilmente e pubblicamente di aver sbagliato strada. Rinunciando a qualcosa in nome di una causa più grande. 
 
Mi piacerebbe si usassero “questi” strumenti non per rimanere dietro uno schermo ma per organizzarci, vederci, vedere come ognuno di noi contribuisce a rendere più giusto questo mondo malato. 
 
Farsi sentire. Compiere piccoli gesti radicali. E unirli a quelli di altri. Superare la dimensione di chi si lamenta o propone dietro ad uno schermo. Senza nostalgie per forme e modalità cui siamo affezionati, sapendo prendere il buono di quelle esperienze ma con l’umiltà intellettuale di aprirsi a modalità, forme e strumenti di azione anche nuovi.
 
Certo: per dare più forza a tutto ciò ci vorrebbe un’infrastruttura, qualcosa che unisse da nord a sud queste esperienze, le moltiplicasse, le aiutasse a crescere e soprattutto a creare “pressione” verso le istituzioni. Ma le istituzioni non bastano. Il governo non basta. Ecco perché servirebbero tante diverse esperienze che si attivano anche in momenti e su temi diversi ma che sono tenute insieme da un qualcosa che le inserisse in una visione di mondo, in una “narrazione” condivisa. 
 
Questo qualcosa sono i partiti. 
Fin qui ahimè – e lo dico col cuore gonfio di dolore – è stata davvero scarsa l’attenzione delle formazioni politiche verso questo tipo di esperienze e di riorganizzazione dell’impegno civile (e politico). Troppo chiusi, troppo attenti a questioni interne. Politicismi. Il 4 marzo lo ha sanzionato, con una condanna che rischia di valere per molti anni, da questa parte. 
 
Chissà cosa succederà. Io, come un testone, non smetto di provarci. Con entusiasmi alti e bassi, dettati dalla fase, dai contesti e da tante altre cose. Eppure dopo tante musate – ormai ci sono abituato – penso valga sempre la pena provare, in forme e ruoli vari, diversi. Non per chissà cosa, ma per la bellezza e la fatica del fare, insieme. Perché è questa la politica, grande e piccola.
Che è davvero un gorgo, come diceva Pietro Ingrao. E il gorgo è vita. E oggi c’è tanto bisogno di sentirsi vivi, di spendere bene la propria vita, di non soccombere alla marea di indifferenza dilagante.


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