Il lavoro sia un diritto e non una condanna a morte

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Fonte: strisciarossa – 30 Aprile 2018


Intervento di Susanna Camusso per un primo Maggio di lotta contro le morti sul lavoro


Mai come quest’anno il Primo maggio dei lavoratori italiani sarà un giorno di lotta, di denuncia e di proposta. Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di dedicare la celebrazione della festa dei lavoratori alla prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Saremo nelle piazze d’Italia per dire, con forza e radicalità, che la sicurezza delle persone deve venire prima di tutto. Non esiste convenienza aziendale, necessità produttiva, bisogno economico che possa giustificare tolleranza, indulgenza, mancanza di rigore. Il lavoro, qualunque esso sia, deve essere sicuro.

Numeri e statistiche, oggi, dicono che non è così. In questo 2018, dopo gli anni della crisi, abbiamo la sensazione che a guidare la lieve ripresa sia un unico obiettivo: produrre, fare cassa a qualunque costo, forzando i ritmi e carichi di lavoro, anteponendo risparmio e profitti a tutto, anche alla sicurezza.

Non può essere un caso, infatti, che i nuovi trend economici coincidano con un’impennata degli infortuni e delle morti sul lavoro. Nei primi tre mesi di questo anno orribile per la sicurezza, in Italia si contano più di tre vittime al giorno sul lavoro. Spesso si è trattato di incidenti collettivi, vere e proprie tragedie che troppo frequentemente hanno un denominatore comune: risparmio, trascuratezza, noncuranza.

Qual è il giusto costo per la sicurezza, chi fissa l’asticella per il prezzo di una vita umana? Vogliamo che queste domande diventino centrali nel dibattito perché nel 2018 dell’automazione, dell’impresa 4.0 e della robotizzazione è ancora meno sopportabile l’idea che la sicurezza venga considerata un costo di produzione e non l’investimento minimo per salvaguardare la vita delle persone.

In Italia abbiamo una buona legislazione sulla prevenzione costruita negli anni troppo spesso a seguito di drammatici eventi. Potrebbe essere migliorata e resa più stringente, ma anche se ci limitassimo semplicemente ad applicarla non dovremmo ripetere ogni giorno, “Basta morti sul lavoro”.

Anni di blocco del turn over e di tagli al personale hanno progressivamente ridotto organici, strumenti e risorse delle agenzie di controllo. La percentuale di ispettori è irrisoria rispetto al numero delle aziende da controllare mentre l’accorpamento delle diverse agenzie che si occupano di sicurezza e irregolarità disposto dal JobsAct non sta dando risultati. In compenso sono evidenti i danni provocati da una legge sulla previdenza che costringe intere categorie professionali a una innaturale permanenza sul lavoro. Non si può restare su un’impalcatura o a pulire le cisterne fino a settant’anni.

Resta poi nel nostro Paese un mai superato permissivismo, una sorta di benevola tolleranza nei confronti del lavoro nero e irregolare, o una precarizzazione estrema che non dà modo né tempo di imparare come stare nei cantieri.

Oggi si è poi aperta una nuova emergenza che pare non interessare i nostri legislatori o la politica: sono i lavori della Gig economy che battono il tempo degli algoritmi, incuranti di diritti, salute, sicurezza e dove, non a caso, il tasso di ricambio del personale è elevatissimo.

Finché nel nostro Paese non verrà seriamente contrastata la sottocultura dei lavoretti, della precarietà, della falsa imprenditoria di sé stessi, le conquiste e i progressi compiuti sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori saranno solo temporanei, e verranno seguiti da altrettanti passi indietro.

Questo Primo Maggio da ognuna delle piazze italiane dove si celebra la Festa dei Lavoratori, da Prato che ospiterà la manifestazione nazionale di Cgil Cisl e Uil, così come dal palco del concerto di Piazza san Giovanni, chiederemo al Governo, quello che c’è e quello che ci sarà, di intervenire subito dando sostanza alle norme, personale e risorse alle agenzie di controllo, di modificare la legge Fornero e le norme che trascurano formazione e stabilità a favore del profitto.

Chiederemo di promuovere una nuova cultura della sicurezza sul lavoro. Perché chi lavora, qualunque sia la propria condizione contrattuale, possa uscire di casa la mattina sapendo che la sera tornerà integro.


 


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