Sinistra: uscire dai fortini, non entrare nel bosco

0
124

Fonte: www.sandrovanni.it – 04 Aprile 2018


E’ inutile girarci intorno: la sconfitta della sinistra italiana è epocale perché è culturale e politica prima ancora che elettorale; perché è avvenuta in un momento storico caratterizzato da un vorticoso e intollerabile aumento delle disuguaglianze e delle ingiustizie sociali; perché inserita nella crisi più vasta dell’idea socialista a livello europeo e mondiale.

Il modello capitalista è a fine corsa perché le risorse mondiali di cui necessita non sono eterne e perché i mercati interni sono ormai saturi. La voracità della globalizzazione economica e lo sfruttamento selvaggio di interi continenti, ha ridotto i cittadini del Sud del mondo in una condizione di povertà così assoluta da non poter essere considerati consumatori, neppure potenziali, di ciò che produciamo.

Le guerre che insanguinano il mondo, i muri, il filo spinato per tenere lontani i milioni di poveri che bussano alle nostre porte per reclamare le briciole di ciò di cui li deprediamo, rappresentano i colpi di coda di un modello sociale ed economico in rapida e irreversibile agonia.

Lo avevamo predetto con largo anticipo, ma, una volta frantumatosi le speranze e i sogni innescati della Rivoluzione d’Ottobre, non siamo più stati capaci di elaborare modelli di sviluppo alternativi, di leggere, interpretare e guidare le trasformazioni in atto nella società, né tantomeno di ascoltare il grido di dolore delle masse che ne sono state travolte.

La globalizzazione e le nuove tecnologie hanno imposto un’accelerazione dei mutamenti sociali mai visti prima nella storia dell’uomo, ma anziché accettare le nuove sfide che avevamo davanti ci siamo rinchiusi nelle certezze del passato, quasi illudendoci di poter riavvolgere il nastro della storia.

Oggi siamo di fronte ad uno di quei passaggi storici, per dirla con il buon Marx, destinati a finire “con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta”.

Di fronte agli sconvolgimenti dei rapporti economici, sociali e relazionali in atto, che determinano paura, insicurezza, e il progressivo impoverimento di tanta parte della popolazione, la risposta della sinistra italiana, tutta, è assolutamente inadeguata, desolante, se non addirittura assente.

Le bandierine, una più rossa dell’altra, che sventolano dalle torri dei fortini in cui ci siamo asserragliati, possono servirci da alibi ma non ci assolvono. Da lì “i rumori e gli spari e dell’inverno i rigori giungono attutiti dalle coperte di lana e dai muri… se l’eco dal video mi giunge di guerre lontane per capire il paese devo indovinare…” cantava Enzo Del Re negli anni ’70.

Ecco perché dobbiamo spalancare le porte dei nostri fortini, non per far entrare qualcuno che si è disperso nel bosco (magari dopo avergli fatto l’analisi del sangue per evitare possibili contagi), ma per uscire e tornare in trincea, nei luoghi della sofferenza, del sangue, della lotta.

Non dobbiamo lasciarci alle spalle i vecchi e inutili avamposti di guerre passate: dobbiamo raderli al suolo, perché sono la negazione stessa della cultura e della missione storica della sinistra.

Lo scontro di classe non è mai stato così feroce e violento come nell’ultimo secolo, nel corso del quale la forbice tra ricchi e poveri si è aperta a dismisura, come non mai nella storia dell’uomo.

Non basta proporre governi più onesti e competenti o gestire l’esistente in modo più equo ed efficiente, magari proponendo correttivi per mitigare le distorsioni più macroscopiche di questo modello di sviluppo.

Senza l’ambizione di una vera alternativa di sistema, senza un progetto per un nuovo modello economico e sociale a servizio dell’uomo, senza il sogno della città futura, la sinistra non ha ragione d’essere.

Le sfide che ci attendono sono enormi, roba da far tremare le vene ai polsi. L’unico modo di affrontarle è quello di non rinchiuderci nei fortini né di nasconderci nel bosco. La sinistra torni a fare la sinistra.


“Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.”

Enrico Berlinguer



;