Liberi e Uguali: l’università è un diritto, via le tasse

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Fonte: L’Argine – 8 Gennaio 2018   Articolo di Lanfranco De Franco


All’assemblea nazionale di Liberi e Uguali Pietro Grasso ha proposto l’abolizione delle tasse universitarie. “Costa 1,6 miliardi, un decimo dei 16 miliardi che il nostro paese spreca, ad esempio, per mancati introiti, sgravi fiscali e sussidi indiretti a attività dannose per l’ambiente, secondo i dati ufficiali del ministero dell’ambiente“, ha detto il Presidente del Senato.

Un proposta dirompente in un paese che è abituato a discutere di abolizione di Imu, canone Rai, bollo auto, introduzione della flat tax. In tutto il mondo la sinistra ne parla (Sanders e Corbyn anche in questo campo ci insegnano), mentre in Italia sembra si sia detta una cosa scandalosa. Come se la attuale gratuità sotto 14mila € di Isee familiare ed esenzione parziale fino ai 30mila € fossero sufficienti a garantire a tutti quelli che vogliono la possibilità di studiare.

Parliamo di famiglie del ceto medio basso, lontane da quella libertà e tranquillità necessarie per impegnarsi in investimenti e fare scelte serene sul futuro, soprattutto dei figli. Ci sono le borse di studio è vero, ma già quest’anno anche in Emilia-Romagna molti idonei alle borse non le riceveranno per mancanza di fondi. Parliamo di più di 3000 ragazzi, il 15% circa degli idonei.

Al momento non siamo di sicuro uno Stato in cui anche “i capaci e meritevli, anche privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi“, come vorrebbe l’articolo 34 della nostra Costituzione.

Ma c’è chi evidenzia la mancata applicazione del principio della progressitvità fiscale. Come se i 1.6mld di finanziamento della proposta non ricadessero a quel punto sulla fiscalità generale complessiva e, quindi, i genitori dei più ricchi pagassero gli studi anche dei più poveri.

Per di più in un contesto programmatico in cui proponiamo rimodulazione Irpef a discapito dei redditi più alti e patrimoniale sui super ricchi. Liberi e Uguali vuole cambiare il modo di concepire lo studio universitario, facendolo diventare un diritto universalistico, un obiettivo comune a carico della collettività, come dovrebbe essere la sanità e la scuola di primo e secondo grado.

E Grasso ha fatto benissimo oggi a lanciare questa misura. Lo studio Ires/Cgil Emilia-Romagna del 2017 sull’economia e il lavoro regionale ci dice che in Italia è occupato il 39,9% degli under 34, mentre il dato sale drasticamente al 59,5% se prendiamo i soli laureati.

Ecco perché questa è una proposta che rimette al centro l’istruzione universitaria come ascensore sociale in un paese tragicamente bloccato. In Italia solo il 26,2% della popolazione fra i 30 e 34 anni ha un titolo universitario, in Europa è il 39,1%.

Tant’è che lo studio conclude “Dal punto di vista formativo resta drammatico il ritardo dell’Italia e anche dell’Emilia-Romagna rispetto al resto d’Europa, in particolare nel numero di laureati in rapporto alla popolazione. Del resto, anche i giovani laureati hanno maggiore difficoltà che in passato a trovare un’occupazione, sebbene continuino a riuscirvi in proporzione ben maggiore rispetto ai coetanei con titoli di studio inferiori“.

E qualcuno vorrebbe davvero dirci che non sarebbe una priorità favorire un aumento massiccio della frequenza universitaria e conseguimento di titoli?

In ultimo un ragionamento di strategia comunicativa. Con la proposta Grasso ha dettato l’argomento del dibattito politico. Volenti o nolenti gli esponenti delle altre forze, soprattutto il Pd, hanno dovuto replicare e commentare la nostra proposta.

Questa è la strada per una campagna elettorale culturalmente egemone di una lista di sinistra moderna. Iniziamo a dire cose radicali, iniziamo a far capire da che parte stiamo. Se c’è da assumersi dei rischi in una campagna elettorale in cui la sinsitra si gioca la sopravvivenza, meglio rischiare nell’eccesso di radicalità piuttosto che impantanarsi nelle sabbie mobili del politicamente corretto. Perché, ricordando Nenni,meglio aver torto stando dalla parte dei lavoratori (o degli studenti in questo caso), che aver ragione contro di essi“.


P.S. Ecco il passaggio completo dal documento programmatico di LeU votato all’unanimità a Roma:

Nel corso dell’ultimo decennio si è assistito al continuo sotto-finanziamento del sistema universitario e della ricerca pubblica, accompagnato dal crollo delle immatricolazioni: l’Università diventa sempre di più un club per pochi. Contestualmente, gli enti pubblici di ricerca hanno subito una razionalizzazione selvaggia, un’esplosione del precariato in spregio all’utilità strategica di molti istituti.

È irrinunciabile un investimento sulla progressiva gratuità dell’accesso, sul diritto allo studio, sul superamento del numero chiuso, sulla qualità dell’insegnamento, sulla valorizzazione di professori e ricercatori, sulla valutazione seria della ricerca: strumenti strutturali per la ricostruzione di un sistema universitario e della ricerca pubblica all’avanguardia e diffuso lungo tutta la penisola


 


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