Pardossi: la sinistra riscopra la ragion d’essere

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Fonte: Pagina facebook di Cristian Pardossi – 12 Novembre 2017

Sarò fissato, ma a mio avviso se si pensa di ripartire dalle istituzioni si rischia di fare l’ennesimo buco nell’acqua e si navigherà a vista. Perché si rischierà di dar vita ad operazioni che avranno il sapore delle cose fatte “in laboratorio”, aggravate in tanti casi dal politicismo, malattia ormai ben radicata anche da questa parte. 
 
Per me si parte da fuori, dal “sociale”, dai bisogni vecchi e nuovi, da una loro ricodificazione. Perché come diceva Reichlin bisogna riscoprire la ragion d’essere, la funzione, il senso, la necessità storica della nostra esistenza. Che poi è ciò che definisce l’identità e aiuta a non diventare subalterni culturalmente agli altri.
 
Bisognerebbe fare quello che furono capaci di fare tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento. Certo, con i dovuti accorgimenti dell’oggi.
Si dirà: “ma allora non si era al governo mentre ora sì, e a vari livelli, perché dunque ci dovremmo affannare “fuori” quando si può dare risposte a quei bisogni con politiche pubbliche?”.
 
Perché il governo non basta, è ormai dimostrato, serve un movimento (riappropriamoci di una parola della nostra storia). Perché una politica pubblica ha bisogno di gambe e testa, che si costruiscono sui territori poggiando su relazioni, consapevolezza, coscienza collettiva, comunità (come direbbe il mio amico Emiliano Fossi) e movimento, appunto.
 
E allora reinventiamo in chiave contemporanea il mutualismo, facciamo delle Case del Popolo luoghi meno statici, apriamole alla rete di passioni civili, culturali, creative che sono l’autentica salvezza di questo Paese.
 
Facciamone davvero di nuovo case del “popolo” (altra parola che non va lasciata ad altri), luoghi dove si impara a riconoscere il proprio bisogno, si condivide con gli altri e si costruisce insieme una risposta non solo per sè.
Facciamone biblioteche di strada, spazi liberi per i più giovani, “doposcuola” per i bambini di famiglie meno abbienti, servizi di assistenza per i più deboli, luoghi di incontro e reciproca conoscenza tra vecchi e nuovi cittadini, sale da pranzo per far stare gli anziani in compagnia, occasioni di impiego e lavoro per le categorie più in difficoltà, punti base per il vasto associazionismo civico impegnato sui diritti, sull’ambiente, a livello nazionale ed internazionale, e tanto altro.
 
Viviamo i luoghi, le periferie non solo fisiche delle nostre città; ascoltiamo; costruiamo insieme spazi, anzi luoghi; collaboriamo. Insomma: costruiamo dal basso, tutti insieme, e da “fuori” una risposta a tutti questi bisogni, che sarà la base per influenzare e ripensare le politiche pubbliche (gettando così le basi anche per la ricostruzione del versante “delicato” della rappresentanza istituzionale).
 
Abbiamo un serbatoio ancora enorme di passione che come un terreno incolto da anni rischia di non dare più cibo. Mettiamolo a frutto prima che sia troppo tardi (e le avvisaglie della disgregazione e dell’odio sono ormai evidenti tutti i giorni).
 
Facciamolo per noi ma soprattutto per chi viene dopo di noi; mettendo da parte anche legittime ambizioni personali, e recuperando quello spirito disinteressato di una volta, che basta a riempire di senso una esistenza perché ti fa sentire dentro ad una causa più grande e più duratura della tua stessa vita.


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