L’intervento di Baldacci al congresso provinciale del PD

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Fonte: Pagina facebook di Massimo Baldacci – 26 Ottobre 2017


Massimo Baldacci porta il saluto di Articolo Uno – MDP ai lavori del congresso provinciale del Partito Democratico di Pisa. Questo il testo del suo intervento.


Mi fa un po’ di impressione intervenire per portare il saluto di una forza esterna davanti a questa platea.

Le ragioni della rottura sono state molto profonde, ma assolutamente politiche, non radicate né in calcoli né in ostilità personali:

La vera rottura “sentimentale” nei rapporti col PD, per quelli di noi che ne provengono, è stata l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori e l’elaborazione del job act.

Poi la situazione si è aggravata con la buona scuola e con molte altre scelte, che delineavano, nel loro insieme, il profilo del PD come una forza liberale e sostanzialmente centrista, che non si poneva minimamente il problema della redistribuzione della ricchezza e del potere e della riduzione della forbice delle diseguaglianze che si è andata allargando in questi ultimi quarant’anni, e sta causando la crisi di gran parte delle forze del PSE.

Pensavamo e pensiamo  che in un momento di fortissima radicalizzazione, determinata dalla crisi, non regga più un’impostazione politica fondata sul paradigma dello sfondamento al centro; e ci sembra del resto che si sia dimostrata assolutamente inadeguata una politica economica fondata sulla liberalizzazione del mercato del lavoro e su sgravi fiscali uguali per tutti, compensati da una politica di bonus a pioggia.

A molti di noi il risultato del referendum del 4 dicembre 2016 è sembrata poi l’occasione per ribaltare una linea guida delle politiche istituzionali che ha dominato negli ultimi vent’anni: quella che prevede una sostanziale riduzione della politica all’impegno a sostegno di un candidato premier e di una rete, spesso non coordinata e non priva di contraddizioni, di candidati sindaco e governatore regionale.

Ma purtroppo è esattamente su questa idea della politica che è stato fondato il PD, e questa linea si è voluta ribadire senza alcuna correzione: non è stato possibile, prima dell’ultimo vostro congresso nazionale, arrivare a una definizione concordata dei fondamenti ideali e programmatici condivisi e di regole di funzionamento comunemente accettate che non delegassero, tra un congresso e l’altro, tutte le scelte al vincitore delle primarie aperte.

Ovviamente non è con le buone maniere o con la civiltà nel dibattito politico, cose comunque sempre auspicabili e per quanto ci riguarda sempre praticate, che può essere possibile il superamento di una rottura come quella a cui ho accennato. 

Ci sarebbe voluto quanto meno l’avvio di un’inversione di tendenza sui punti di cui ho parlato, e invece anche nel corso degli ultimi mesi si è perseguita la linea opposta, fino ad arrivare, con l’approvazione della legge elettorale, a un punto di frattura molto grave. 

Non solo per il merito e il metodo: una legge blindata dal voto di fiducia in entrambi i rami del parlamento, con voti di fiducia espressi da maggioranze variabili, che hanno portato a un testo che rischia in modo fortissimo di non superare un giudizio di costituzionalità. Ma anche perché questo sistema è una manna per il centrodestra.

Permette a ciascuna forza politica di correre per proprio conto, con il proprio simbolo, senza vincolarsi a nessuno straccio di programma comune, contrattando i candidati comuni nei collegi uninominali, massimizzando il risultato delle urne. Invece la mancanza della possibilità del voto disgiunto tra la componente proporzionale e i collegi uninominali ci renderà impossibile qualunque ipotesi di convergenza nei collegi.

Noi lavoreremo per costruire un polo di sinistra unitario, largo e aperto, che sia presente ovunque con una lista sola nel maggioritario uninominale e nel proporzionale, che sappia al tempo stesso essere radicale nel dare risposte del tutto diverse da quelle che su questioni come le diseguaglianze, i rapporti tra lo Stato e il mercato, i diritti dei lavoratori hanno prevalso nella sinistra italiana ed europea dagli anni ’80 a oggi, e di governo, nel senso di capace di e interessata ad entrare nel dettaglio delle proposte e delle soluzioni; una sinistra che speriamo possa avere una massa critica sufficiente per fare un’opposizione efficace alla destra, ai populismi di vario tipo e ipotesi di larghe intese, e che possa concorrere alla riconquista della rappresentanza dei ceti popolari, avviare la costruzione di un partito che sia radicalmente alternativo alle impostazioni stile “Terza via”.

Pensiamo che una presenza di questo tipo sia la condizione senza la quale non sarà possibile recuperare la partecipazione dei milioni di elettori di sinistra che nel corso degli ultimi 5 anni si sono rifugiati nel non voto o in scelte elettorali non coerenti. 

E pensiamo che senza di ciò non sarà mai più possibile portare a vincere una coalizione centrata sulla sinistra. Ci presenteremo dunque in modo autonomo e fortemente alternativo rispetto al PD.

Sul terreno locale, e in particolare per quanto riguarda le prossime elezioni amministrative del Comune di Pisa, ci preoccupa molto l’evidenza, che viene dalla lettura dei risultati amministrativi che si sono susseguiti dal 2015 in poi, che ormai, anche in Toscana, gli elettori non percepiscono più le amministrazioni di centrosinistra come differenti rispetto a tutte le altre.

Questo avviene per molte ragioni: la crescita sempre più allarmante della sfiducia dei cittadini nella politica e nei partiti, che è tutt’uno con la percezione di una crisi che da ormai 10 anni accresce le diseguaglianze e incide negativamente sulle condizioni di vita della maggior parte della popolazione senza che, da parte della politica, si vedano nemmeno cenni di risposta; il prevalere di un centralismo che finisce per omologare tra loro le diverse amministrazioni;  il progressivo venir meno degli importanti elementi di progettualità che hanno caratterizzato il governo della sinistra e che spesso sembrano cedere il passo a un passivo adattamento alle occasioni. 

Noi certamente lavoreremo per evitare, a Pisa e altrove, la vittoria della destra, ma crediamo che ciò richieda l’introduzione di importanti elementi di cambiamento e di discontinuità, sia nei programmi, che nel metodo. 

Per questo la scommessa che facciamo è quella di un forte movimento di partecipazione civica nell’area della sinistra e del centrosinistra, che, a partire dalla definizione di un’agenda di temi e di proposte innovative e radicali, sappia aggregare intorno a sé forze politiche e movimenti. La costruzione di liste, di una coalizione e di una candidatura a Sindaco dovrà essere lo sbocco di questo processo e non la sua premessa.

Non ho voluto, in questo mio intervento di saluto, nascondere le differenze: lo dovevo al rispetto per quelli tra voi con cui ho sempre avuto rapporti di cordialità e di apprezzamento pur nel dissenso politico e per quelli con cui ho condiviso molti anni della mia storia e molte impostazioni passate e, credo, ancora oggi presenti. 

Credo però che siamo in una situazione in cui nessuno è in grado di sentire autosufficienti le proprie risposte su una domanda fondamentale: qual è la chiave per dare vita a una coalizione nuova, centrata su una sinistra forte e adeguata ai problemi del nostro tempo. Penso perciò che debbano essere salvaguardati spazi di discussione e di elaborazione comune fra persone che la pensano diversamente e tra persone che, pur avendo posizioni simili, scelgono di sperimentare percorsi politici diversi.

Ed è in questo spirito che vi auguro una discussione vera e un buon lavoro”.


 


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