La legge del Capo

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Fonte: L’argine – 25 Ottobre 2017


Articolo di Mirko Tutino (assessore Comune di Reggio Emilia)


Giudicare i parlamentari e la loro capacità di rispondere alle esigenze di una nazione è molto più semplice che esprimere un giudizio sulla legge elettorale che ha generato quel Parlamento. E’ in questo modo che il Rosatellum 2 viene approvato nella quasi totale indifferenza degli italiani. Si mobilitano le forze politiche della sinistra, si attiva il Movimento 5 Stelle, intervengono costituzionalisti e cittadini interessati all’argomento.

Ma chi ogni mattina va al lavoro, chi deve vivere con una pensione minima o chi segue la politica distrattamente percepirà la gravità della situazione solo dopo il giorno dopo le elezioni.

Questa legge, esattamente come il Porcellum, è scritta a colpi di maggioranza e poche settimane prima del voto da chi pensa di avere convenienza nell’approvarla.

Questa legge elettorale attribuisce automaticamente i voti espressi ad una persona ai partiti che l’hanno candidata. Ed è molto probabile che questo meccanismo non rispetti la Costituzione.

Questa legge prevede che votando un candidato di collegio che si propone per rappresentare una determinata città in Parlamento, il voto venga assegnato anche ad un listino di nominati che sono stati individuati dai partiti senza che l’elettore possa esprimere una chiara preferenza.

Questa legge non impone a chi si coalizza di indicare un programma unitario con il quale ci si propone per la guida del paese.

Eppure, di tutti questi aspetti, si discuterà ad elezioni avvenute. Solo dopo il voto, infatti, saranno evidenti a tutti i vizi costituzionali che contiene il testo della norma e vedremo le conseguenze nella deformazione della volontà degli elettori.

A chi serve deformare l’esito delle prossime elezioni?

Alla Lega Nord che – forte di milioni di si nei referendum per l’autonomia – grazie a questa legge incasserà i voti degli altri partiti di centrodestra per poter fare il pieno di eletti al nord.

A Forza Italia che adotterà lo stesso ragionamento al sud.

Al partito di Alfano che utilizzerà la dinamica della coalizione per poter usare i propri voti nelle urne e nel futuro Parlamento come ago della bilancia.

Al PD che è convinto di avere dei benefici a sinistra con lo spauracchio del voto utile e forzando la mano a potenziali alleati che vuole aggregare.

Credo che solamente le aspettative della destra saranno esaudite e, tra quelle espresse dal PD, solamente una ambizione otterrà soddisfazione: quella del Segretario che potrà decidere chi eleggere.

Che si vinca o che si perda, che si unisca o che si spacchi il centrosinistra, l’obiettivo di Matteo Renzi sembra essere quello di eleggere una truppa di obbedienti ai quali chiedere il sostegno a qualsiasi alleanza ed a qualsiasi governo possa fare comodo al Capo.

Molti esponenti del PD a denti stretti e nei fuori onda fanno capire di avere idee diverse su come gestire questa fase ma poi nei voti si allineano, con l’idea che sia meglio allinearsi fino alle elezioni per strappare qualcosa in più nella composizione delle liste per poi sedersi sulla riva del fosso in attesa del risultato.

Temo che il rischio più serio – per tutto loro – sia quello di finirci nel fosso e credo che chi sta avvallando questo passaggio non potrà fingere di rappresentare una novità quando fra sei mesi discuteremo delle conseguenze del voto.

Tutti coloro che stanno votando questa legge sono complici di ciò che vedremo: l’avanzata delle destre, la difficoltà nel fare un governo con un programma coerente, le conseguenze sociali di un Parlamento spostato a destra e paralizzato dai veti incrociati.

Ed a quel punto nessuno nel PD potrà dire, come avvenuto con il Porcellum, “lo hanno voluto loro“. Pensiamo alla forzatura fatta sul nome del Governatore della Banca d’Italia, alla scelta di porre la fiducia sulla legge elettorale, alla spregiudicatezza con la quale si è lasciato il Senato senza una legge elettorale coerente con quella della Camera per forzare la mano ai cittadini sul referendum costituzionale. Pensiamo alla scelta suicida di abbinare un volto ad una riforma costituzionale e, dopo un’approvazione a colpi di maggioranza, all’arroganza con la quale si pretendeva che il paese rispondesse con un coro di applausi.

Tutto questo oggi è riassunto nel drammatico momento che sta vivendo il Parlamento italiano. Non resta più molto tempo perché la sinistra si organizzi e giochi la propria partita affrontando a viso aperto la prossima compagna elettorale.

Fanno una legge per ridimensionare la sinistra con il voto utile. Dovremo spiegare collegio per collegio che abbiamo volti che sono utili per rappresentare i problemi delle persone e non per portare acqua al mulino del Capobanda.

Fanno una legge per impedire agli elettori una scelta degli eletti. Apriremo le nostre liste e saremo in grado di avere una rappresentanza fatta da persone radicate e credibili, dimostrando che anche con questa legge sapremo ridurre la distanza tra eletti ed elettori.

Esattamente un secolo fa, di questi giorni, qualcuno ha detto “L’indugio significa la morte“. Credo che per la sinistra questa parole possano tornare attuali. La legge elettorale sarà approvata questa settimana e purtroppo chi dovrà votarla si è già fatto un’opinione. Andiamo a cercare chi dovrà votare.


 


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